MOBBING e BOSSING
nella scuola dell’autonomia
UN URLO DI RABBIA PER
TENERSI L’ANIMA
di
Vincenzo Servedio, Segretario
Generale
FIS-CAB
Con
questo breve articolo di fondo
inauguriamo
uno spazio autonomo, una rubrica che si occuperà di monitorare e seguire
un fenomeno ormai diffusissimo nella scuola dell’autonomia-anarchia: il
Mobbing-Bossing scolastico.
L’Urlo, l’opera del
pittore Edward Munch,
identificherà
questa rubrica,
ritenendo che la drammaticità e la
disperazione che traspare da una umanità disumanizzata,
possa rappresentare sinteticamente lo stato
d’animo del lavoratore , escluso e violentato nella sua dignità,
mobbizzato
Un terribile fenomeno che ha
trovato l’humus ideale in quelle realtà regionali in cui gli USR con i
loro comportamenti da ‘bullo’, tra l’acquiescenza-latitanza dei
cosiddetti sindacati maggioritari,
hanno
scatenato una vera e propria corsa a forme mobbizzanti di massa,
contribuendo alla
costruzione di questa nuova e abominevole cultura del potere nella sua
forma più spregevole
perché il mobbing è
in
grado rubarti l’anima: dichiarazioni
pubbliche farneticanti da parte dei massimi esponenti dei succitati
uffici, licenziamenti politici, ispezioni farsa al solo scopo di
intimidire e zittire il pluralismo culturale e di impegno sociale,
distruggere
la onorabilità del lavoratore. E la scuola negli ultimi anni può
annoverare anche casi di suicidio da mobbing
Di Mobbing
la FIS-CAB
si è già occupata sin dal suo affacciarsi nelle aule scolastiche con un
Convengo Nazionale in rete con più soggetti,
organizzato
presso la Corte
d’Appello del Palazzo di Giustizia di Bari, preoccupati per il
prorompere tra i banchi di siffatto fenomeno che avrebbe trovato terreno
fertile nella scuola dell’autonomia e nella incapacità relazionale con i
territorio da parte di taluni Direttori Generali di nomina politica e
spesso privi di quella sensibilità sociale che solo un percorso
professionale dal basso può dare (valga
per tutti il caso Puglia con lo sciopero regionale del 24 maggio 2008 di
ben sei sindacati autonomi per la rimozione del Direttore Generale)
La situazione in Puglia così come in molte regioni
d’Italia, necessita di interventi sinergici comuni. Di qui la nostra
iniziativa che si qualifica, per le ragioni succitate , ripeto, come
trasversale alle forze sociali, con l’obiettivo di:
- dare voce ai volti invisibili, perché mobbizzati
- raccogliere testimonianze, facendo uscire il
colleghi dalla stretta mortale in cui il mobber tenta di confinare
il lavoratore fino al suo annullamento fisico e psicologico
- informare i colleghi
sulle sentenze che sanzionano di volta
in volta i
mobber
- costruire una rete si solidarietà per una nuova
etica sociale che ponga fine alla solitudine di chi vive immerso
nella sua tragedia quotidiana
- proporre
al legislatore e alle forze politiche
iniziative di legge
che disincentivino il mobbing-bossing
nella
scuola, quali, ad esempio,
L’INVERSIONE DELLA PROVA per cui
spetterebbe al mobber dimostrare la sua innocenza, una volta
accusato di attività mobbizzanti;
- costituire in tutte le unità scolastiche apposite
Commissioni per la prevenzione del fenomeno, con la partecipazione
di associazioni del proprio bacino di utenza
Esiste una differenza tra Mobbing e Bossing?
La prima forma di feroce accanimento contro il
lavoratore sul posto di lavoro
e forse la più diffusa è quella del
“Mobbing” propriamente detto, laddove la
persecuzione viene prodotta e perseguita in maniera trasversale dagli
stessi colleghi.
La seconda è quella meglio definita come “Bossing”.
Per bossing si intende un accanimento persecutorio nei confronti di uno
o più lavoratori, per le cause più diverse, da parte di un superiore sia
esso diretto o meno.
A mio avviso non esiste alcuna differenza tra le due succitate
tipologie di ‘crimine’,
in quanto le cause che
determinano la prima sono esclusivamente da attribuire alla seconda.
Infatti nono i comportamenti della figura del datore di lavoro nei
confronti della vittima che generano i comportamenti dei colleghi
nei confronti del lavoratore-vittima.
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