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Fondo
Espero, alcuni chiarimenti per difendere le nostre liquidazioni e
rilanciare la battaglia sulle pensioni.
LIQUIDAZIONE
VOLETE
PROPRIO RINUNCIARVI?
La finanziaria 2007 ha
anticipato l’attivazione a regime del Fondo Espero: a partire da
gennaio 2007 fino al mese di giugno 2007,
tutti dovremo decidere che cosa fare dei soldi accumulati in una vita di
lavoro e sacrifici: lasciarli incustoditi nel fondo Espero?
La Fis-Cab ribadisce il suo
NO
e ne spiega ancora una volta le ragioni
e i grandi interessi
che si muovono attorno all’affare (non certamente per i lavoratori) del
secolo tanto da creare un monopolio concertativo di gestione in cui i
grandi assenti sono proprio i lavoratori. La necessaria battaglia
sindacale per il recupero di una pensione pubblica dignitosa, calcolata
con il sistema retributivo.
- di Vincenzo
SERVEDIO, Segretario Nazionale Generale -
“Meglio l’uovo oggi o
la gallina domani? E che gallina sarà, grassottella o spennacchiata? Si
chiede Guido Fontanelli in un articolo apparso su PANORAMA del 28 luglio
2006, a proposito della scelta che i lavoratori saranno chiamati a a
decidere se mantenere l’attuale sistema della liquidazione o se
passare ai fondi pensione. “Una scelta, prosegue Fontanelli, che non
solo manderebbe in soffitta uno strumento familiare e rassicurante,
grazie al quale intere generazioni si sono comprate la prima o la
seconda casetta, ma che smuove anche parecchi miliardi di euro (il
neretto è dello scrivente).”
L’intesa sindacati
cosiddetti ‘rappresentativi’-Governo è raggiunto: dal primo gennaio ed
entro giungo i lavoratori dovranno esprimere la propria volontà se
continuare ad accumulare quasi il 7% della retribuzione lorda per
costituirsi la storica conquista della liquidazione, oppure se
dirottare tali soldi ai fondi pensionistici che, nel caso della scuola,
prende l’esotico nome di “ESPERO”.
Se si dice SI si
fa decollare la pensione complementare, rinunciando alla battaglia sulle
pensioni e avvallando le numerose falsità messe in circolazione dai
‘concertativi’ sul cattivo stato di salute irreversibile di INPS e
INPDAP e non si potrà più ritornare indietro alla
storica liquidazione; se il lavoratore dice NO non cambia
nulla e in seguito , se ci ripensa perché le condizioni sono diventate
più favorevoli, potrà aderire al fondo. Se, invece il dipendente non
esprime alcuna volontà, Confederali e Governo hanno escogitato un
sistema che nulla ha di democratico: il silenzio-assenso; il suo
silenzio, cioè, verrà interpretato come una condivisione e i suoi
risparmi verranno ingoiati dal pozzo “Espero”.
CHE COS’E’
IL TFR?
Quella che nel
linguaggio comune chiamiamo LIQUIDAZIONE per gli addetti ai lavori è
“TRATTAMENTO DI FINE RAPPORTO” ed è una risorsa economica, un capitale
che il lavoratore ottiene quando si dimette. Non un regalo
dell’azienda, bensì il frutto del proprio risparmio nel corso della sua
vita lavorativa: il lavoratore rinuncia ogni anno al 7% circa della
propria retribuzione lorda ed accantonati. Quando ci si dimette tale
accantonamento è restituito con una rivalutazione pari al 75%
dell’inflazione annua più l’1,5%.
Esempio: ipotesi di
una inflazione al 2%. Il 75% di 2 è 1,5; sommando l’ulteriore1,5 si
ottiene il tasso di rivalutazione della liquidazione: 3 (1,5+1,5) a cui
vanno detratte le tasse. E’ un sistema piuttosto sicuro che garantisce i
lavoratori da crack e speculazioni.
FONDO
ESPERO, QUANTI VI HANNO ADERITO A TUTT’OGGI?
AL FONDO Espero, il
primo fondo pensionistico pubblico attivato, per quel che si è potuto
apprendere, ha raccolto dopo due anni di martellante propaganda di
regime, appena la quota minima per decollare, 30.000 adesioni su oltre
un milione di addetti: A conti fatti non si sono iscritti neppure gli
stessi sindacalisti distaccati dei confederali, Snals, Gilda e Anp.
Praticamente inascoltati il migliaio di attivisti sindacali
sguinzagliati per le scuole a caccia di polli da spennare utilizzando
ore supplementari di Assemblee retribuite e le disinformazioni apparse
sul cedolino paga di ogni lavoratore, quasi fosse un obbligo
iscriversi. Mi è capitato anche di ascoltare un dirigente Miur che nel
corso del conferimento delle nomine nei ruoli ai pochi fortunati, abbia
rivolto pressanti inviti a sottoscrivere la propria adesione al fondo
Espero.
Perché tale clamorosa,
bocciatura?
I Colleghi si sono semplicemente chiesti : perché SACRIFICARE
IL PROPRIO TFR (Trattamento di fine rapporto) o TFS (trattamento di
fine servizio per i dipendenti pubblici assunti entro il 31.12.2000)
per una pensione integrativa di cui nessuno può stabilire l’entità,
che dipende dall’andamento degli investimenti su mercati finanziari, il
cui andamento è del tutto imprevedibile?
Perché rinunciare definitivamente alla battaglia per una pensione
pubblica dignitosa, calcolata secondo il sistema retributivo in vigore
prima della riforma Amato e Dini?
SMASCHERARE LE STUPIDAGGINI SULLO SFASCIO IRREVERSIBILE
DELLA PREVIDENZA PUBBLICA
L’argomento
strutturale, usato da governo e sindacati confederali e autonomi per
convincere lavoratori e lavoratrici ad optare per i fondi pensione
finanziandoli con le proprie liquidazioni e quindi rinunziando ad esse,
è il seguente: la vita media si è allungata, il costo delle prestazioni
pensionistiche per gli enti previdenziali pubblici (INPS, INPDAP,…) si è
fatto insostenibile, i contributi versati non riescono a far fronte alla
crescita del numero dei pensionati che hanno preso la maledetta
abitudine di vivere molto più a lungo che in passato e stanno per
superare quantitativamente i lavoratori in attività; i deficit di INPS
ed INPDAP sono incolmabili e tra alcuni anni si rischia di non poter più
pagare le pensioni; perciò bisogna accontentarsi di pensioni pubbliche
molto più basse di quelle attuali e, per garantirsi una vecchiaia
dignitosa, occorre costruirsi un’altra pensione , finanziata con le
proprie liquidazioni.
In realtà non è poi
così vero che INPS ed INPDAP siano in deficit, perché, se andiamo a
leggere gli ultimi dati disponibili forniti dai diretti interessati,
scopriamo che nel 2001 l’INPS ha chiuso con un avanzo economico netto di
2645 miliardi di lire; l’INPDAP nel 2003 ha realizzato un avanzo di
copertura di 5,24 miliardi di euro.
La situazione, anche
per i ripianamenti con interventi delle varie finanziarie, non è per
nulla così drammatica.
E soprattutto
sottolineiamo che sono a carico dell’INPS tutta una serie di spese per
prestazioni (cassintegrazione, sussidi di disoccupazione, integrazione
ai minimi pensionistici, pagamento degli LSU, versamento dei TFR in caso
di fallimenti aziendali,..) che sono assistenziali, svolgono la funzione
di ammortizzatori sociali e dovrebbero rientrare nella fiscalità
generale.
D’altra parte la stessa
legge, la n. 88 del 1989, che prevede la separazione tra previdenza ed
assistenza, è rimasta inapplicata fino alla Finanziaria ’98, che ha
sollevato l’INPS esclusivamente dall’onere
finanziario della gestione previdenziale per coltivatori diretti e
mezzadri.
L’evasione contributiva
(si parla di circa 20 miliardi di euro), poi, messa in pratica dalle
aziende contribuisce a far vacillare i conti degli enti
previdenziali.
Da anni denunciamo
l’inderogabile esigenza sociale si una netta separazione tra
assistenza e previdenza, recupero dell’evasione contributiva,
cancellazione di qualsiasi forma di decontribuzione: questi devono
essere i capisaldi alla base della nostra battaglia per la difesa e il
risanamento degli enti previdenziali pubblici.
Il tentativo di
generalizzare la diffusione delle pensioni complementari private –sempre
meno integrative e sempre più sostitutive di quelle pubbliche- sottrae
linfa vitale e tende a mettere in crisi il sistema previdenziale
pubblico.
LA
FILOSOFIA DEI FONDI PENSIONE
I fondi pensione
rastrellano denaro da trasformare in capitale finanziario; sono figli
della finanziarizzazione crescente dell’economia, dell’aumento dei
capitali speculativi, del processo di concentrazione del capitale.
Lo sviluppo dei fondi
pensione è legato all’affermarsi della tendenza neoliberista mirante
alla riduzione della funzione del ruolo dello Stato nell’economia, al
ridimensionamento di ciò che è pubblico, alla privatizzazione dello
stato sociale.
Si predica lo sviluppo
di un presunto capitalismo di massa, in cui l’individuo conta non per la
sua identità lavorativa maturata collettivamente, ma per le sue capacità
competitive nel risparmio e nelle operazioni borsistiche.
In tale contesto i
sindacati ci dicono che con la riforma Dini e l’introduzione, nel
calcolo della pensione, del contributivo (totale per i nuovi assunti dal
1/1/’96, parziale per quelli che al 31/12/’95 avevano meno di 18 anni di
contributi), le pensioni del futuro, quindi soprattutto quelle dei
neoassunti, saranno pari al 40/50% di quelle attuali (ancora più
catastrofico il futuro degli ex co.co.co., attuali lavoratori a
progetto; i neoassunti arriveranno, dopo 40 anni di lavoro, ad una
pensione equivalente al 30% del salario).
CGIL-CISL-UIL dicono la
verità, solo che dimenticano di dire che la riforma Dini fu da loro
sostenuta e appoggiata come il male minore che poteva salvare il sistema
pensionistico
I fondi pensione
costituiscono il cuore pulsante dei mercati finanziari internazionali,
negli USA gestiscono oltre 3.000 miliardi di dollari, che rappresentano
circa un quarto del totale delle attività finanziarie. Tutti , però ,
dimenticano di sottolineare che negli Stati
Uniti il reato di “bancarotta fraudolenta” comporta oltre vent’anni di
carcere, in italia, invece …… o al massimo l’affido per qualche tempo ai
servizi sociali.
In realtà è palese una
sorta di nuovo conflitto d’interesse che attanaglia i sindacati
concertativi; infatti che interesse avrebbero a difendere le pensioni
pubbliche, mentre sono intenti a sponsorizzare e a far lievitare
l’adesione ai fondi chiusi? E a sedere nei potenti Consigli di
Amministrazione che movimenteranno una massa enorme di denaro e potere?
Anche un bambino
comprende come, precipitando le sorti della previdenza pubblica,
salirebbero le quotazioni della previdenza privata e dei fondi pensione
(aperti o negoziali che siano).
I lavoratori che
imboccano la strada dei fondi pensione non solo rischiano di andare
incontro a profonde delusioni che potrebbero persino compromettere la
speranza di una vecchiaia dignitosa, ma addirittura vivrebbero in una
dimensione scissa, schizofrenica; infatti è forse paradossale, ma
probabilmente molto realistico, ipotizzare una
situazione in cui lo stesso individuo è portato in quanto lavoratore a
battersi per la difesa del posto di lavoro, suo e dei propri colleghi,
in quanto risparmiatore invece deve tifare per un congruo numero di
licenziamenti (purchè non capiti a lui), perché molto spesso questa è
una condizione ottimale per aver successo in borsa.
In tal modo il
lavoratore non è più portatore di diritti che difende collettivamente,
ma un individuo atomizzato in feroce competizione con gli altri per
l’affermazione del suo egoistico interesse; il
sindacato si trasforma invece in un comitato finanziario d’affari che
gestisce i soldi dei lavoratori.
Né infine va sottaciuto
che i versamenti finanziari da parte dei padroni privati e delle
amministrazioni pubbliche per foraggiare i fondi pensione chiusi non
sono graziosi regali elargiti generosamente ai lavoratori, bensì sono
stanziamenti sottratti agli aumenti salariali contrattuali, alla spesa
sociale e alle pensioni pubbliche per tutti i lavoratori e la
collettività.
LA SUBDOLA
MANOVRA DEL SILENZIO/ASSENSO
Il subdolo strumento
utilizzato per far saltare resistenze, perplessità e la, seppur non
ancora pienamente esplicitata, opposizione dei lavoratori, è quello del
silenzio/assenso nel trasferimento del TFR dei lavoratori ai fondi
pensione.
Chiunque conprenderebbe
la portata dell’inganno; si gioca sulla disinformazione, sulla
distrazione, sulla superficialità di tanti, per trasferire comodamente
milioni di liquidazioni nei fondi pensione.
In tal modo
CGIL-CISL-UIL entrano direttamente in concorrenza con finanziarie,
assicurazioni, banche, per cercare di convogliare il TFR, che
costituisce parte del salario differito dei lavoratori, all’interno dei
fondi di categoria chiusi (da loro cogestiti con la parte datoriale),
piuttosto che in quelli aperti.
CGIL-CISL-UIL e
compagnia non si pongono minimamente il problema dell’antidemocraticità
dell’attuale formulazione del silenzio/assenso, sostengono che tale
meccanismo è perfettamente legittimo e garantisce ampiamente la facoltà
di scelta dei lavoratori.
Noi non possiamo
assistere passivamente allo scippo delle nostre liquidazioni, per cui
dobbiamo far di tutto per far saltare questa formulazione truffaldina
del meccanismo del silenzio/assenso.
LA PECULIARITÀ DELLA SCUOLA
Nel Pubblico Impiego i
fondi pensione sono ancora assenti, se si eccettua la recente
costituzione nel settore scuola di Espero.
Le liquidazioni dei
lavoratori sono però calcolate in maniera diversa e con altri strumenti.
I dipendenti pubblici a
tempo indeterminato assunti prima del 31/12/2000 sono a regime TFS
(Trattamento di Fine Servizio), quelli a tempo determinato assunti a
partire dal 30/5/2000 e quelli a tempo indeterminato assunti dopo il
31/12/2000 sono invece già adesso a regime TFR.
Si sono sviluppate a
partire dal ’95 una contrattazione ed una legislazione di sostegno
finalizzate ad armonizzare le regole fra settore pubblico e privato e a
creare le condizioni ottimali per la costituzione e lo sviluppo dei
fondi pensione.
La Legge 335/’95, la L.
449/’97, la L. 448/’98, l’Accordo Quadro Nazionale tra Aran e CGIL-CISL–UIL
del luglio ’99, il DPCM del 20 dicembre ‘99 costituiscono alcune tra le
principali fonti normative e pattizie che hanno istituito il TFR per i
nuovi assunti e consentono la possibilità di trasformare il TFS in TFR
solo se però contestualmente si aderisce ad un fondo pensione. Il
termine per quest’ultima opzione è stato via via spostato
contrattualmente.
Per i dipendenti
pubblici il TFS equivale ai 13/12 dell’80% dell’ultimo stipendio lordo ,
vale a dire l’86,66% dell’ultimo stipendio moltiplicato per gli anni di
servizio (non solo quelli effettivamente prestati, ma anche quelli
riscattati).
ll TFS non è salario
differito (come il TFR), bensì salario previdenziale istituito per
legge, gode di un trattamento fiscale più favorevole (solo il 40% del
TFS è tassato) rispetto a quello applicato al TFR.
Ora non è il caso di
innescare una querelle infinita, tendente a dimostrare che il TFS sia
economicamente più conveniente del TFR, perché molto dipende dal
trend dell’inflazione, nonché dalla dinamica degli aumenti salariali.
Ma per tutti i
dipendenti a regime TFS conviene mantenere tale forma di liquidazione,
perché, qualora oggi optino per il TFR, automaticamente si troverebbero
in un fondo pensione (infatti non è possibile scegliere il TFR senza
aderire ad un fondo pensione).
Diverso è il caso dei
neoassunti, che oggi già sono a regime TFR; essi a tuttora non sono
vincolati ai fondi pensione, almeno finchè non scatterà il meccanismo
del silenzio/assenso.
Per i “neoassunti”
(a partire dal 30/5/2000 quelli a tempo determinato, dopo il
31/12/2000 quelli a tempo indeterminato) che scelgono di aderire ai
fondi pensione, automaticamente tutto il TFR maturando (il famoso 6,91%
dello stipendio) più l’1% dello stipendio, più l’1% versato
dall’amministrazione di appartenenza confluiscono nel fondo di
riferimento; in più l’amministrazione pubblica aggiunge un
versamento/bonus dell’1% per un anno se l’adesione avviene entro il
primo anno di operatività del fondo, o dello 0,5% sempre per un anno se
l’adesione avviene entro il secondo anno di vita.
Per gli assunti a tempo
indeterminato entro il 31/12/2000 che scelgono la previdenza
complementare, la quota che confluisce nei fondi pensione è costituita
da un versamento dell’1% dello stipendio, a cui si somma il versamento
di eguale entità dell’amministrazione di appartenenza, a cui vanno
aggiunti il 2% dello stipendio trattenuto dalla quota del TFR maturando
e l’1,5% trattenuto dal TFS precedentemente maturato, infine c’è da
addizionare l’1% o lo 0,5% elargito per un anno dall’amministrazione se
l’adesione ai fondi avviene entro il primo o il secondo anno di vita
della loro operatività. Le quote da prelevare sul TFR e versare ai fondi
potrebbero variare in seguito a sopravvenuti accordi in sede
contrattuale.
Al momento attuale non
è ancora del tutto chiaro se, all’atto dell’eventuale entrata in vigore
del meccanismo del silenzio/assenso, tutto il TFR maturando dei vecchi
assunti passerà ai fondi pensione.
Devono ancora
sciogliersi alcuni problemi di carattere giuridico per armonizzare la
disciplina del trasferimento del TFR ai fondi già nei fatti definita per
il settore privato con quella del settore pubblico.
Se si applicasse subito
la stessa regola del silenzio/assenso del settore privato al settore
pubblico ed in particolare ai dipendenti in regime TFS, cosa ne sarebbe
del TFS? Un conto è dire da oggi che chi non dichiara nulla vede il suo
TFR trasferirsi al fondo pensione; ma chi invece ha il TFS e non
dichiara nulla, come fa il TFS a trasformarsi in TFR?
LE NOSTRE INDICAZIONI
NON POSSONO CHE ESSERE SEMPLICI E CHIARE: PER CHI È IN REGIME TFS
MANTENERSELO STRETTO ALTRIMENTI SI VA A FINIRE
DRITTI NEI FONDI PENSIONE; ANCHE PER CHI È IN REGIME TFR –QUEI
NEOASSUNTI VERSO CUI PIÙ MARTELLANTE È LA CAMPAGNA DELLA PREVIDENZA
COMPLEMENTARE- NON OPTARE PER I FONDI, NON FARSI INFINOCCHIARE DALLE
MIRABOLANTI PROMESSE DI UN’ALTRA PENSIONE CHE SOSTITUISCE LA PARTE
AMPUTATA A
QUELLA PUBBLICA; perché nulla è certo, anzi no, l’unica cosa
certa è che si ritroveranno con una pensione pubblica miserabile e senza
TFR; in quanto poi alla pensione integrativa è stato calcolato che, se
non viene inghiottita in qualche speculazione finanziaria perdente, per
arrivare a 900 euro mensili, occorre, a inflazione ferma, versare
qualcosa come 5.000 euro all’anno e con gli stipendi e i salari attuali
per i più giovani è come chieder loro la luna.
Vanno quindi denunciate
le falsità per cui questi sono stati ideati soprattutto come uno
strumento di tutela previdenziale per i giovani, i neoassunti i precari
dipendenti dalle aziende private e dai comparti pubblici.
Per Espero valgono più
o meno le stesse regole dei fondi del settore privato: l’adesione è
libera, come è libera la recessione… ma prima di cinque anni
d’iscrizione non puoi recedere; dopo otto anni di iscrizione puoi
chiedere l’anticipo di una parte di quanto maturato per sostenere spese
importanti (acquisto prima casa, particolari cure mediche,…) debitamente
documentate; la quota di adesione (una tantum) è di € 2,58; la quota
associativa è fissata annualmente dal consiglio di amministrazione e
(bontà loro) non può superare lo 0,12% della retribuzione annua.
Nella scuola dobbiamo
cominciare ad organizzare la lotta per riappropriarci di diritti
scippati, i l diritto ad una dignitosa e certa pensione e ad una
serena vecchiaia.
FAR SALTARE LA TRUFFA
POLITICA DEL SILENZIO/ASSENSO
E RIAPRIRE LA VERTENZA PENSIONI
Non facciamoci
scippare il TFR/TFS!!!!
Deve apparire chiaro
che l’operazione fondi pensione e il suo veicolo portante del
silenzio/assenso mirano alla definitiva distruzione della previdenza
pubblica e all’abbattimento di un sistema universalistico del welfare.
Per difendere oggi,
democratizzare e riqualificare socialmente in futuro il sistema
pensionistico pubblico occorre sconfiggere, con la mobilitazione la più
capillare possibile, i fondi pensione. Solo boicottandoli, mostrando la
loro insensatezza, insicurezza e inaffidabilità, la mancanza di
convenienza economica, denunciando i processi di desolidarizzazione
individualistica e qualunquistica e di cancellazione della propria
identità che rischiano di innescare tra i lavoratori, si potrà creare
nel Paese un’inversione di tendenza che faccia avvertire a livello
generale la necessità di ritornare a puntare e
a investire sulla previdenza pubblica.
Dobbiamo mobilitarci
per imporre ai poteri forti e consociativiil ritiro o quatomeno la
riformulazione del meccanismo del silenzio/assenso (se voglio cedere
il mio TFR al fondo pensione, lo devo esplicitare direttamente
attraverso una apposita dichiarazione).
Né questa
mobilitazione contro il silenzio/assenso è fine a se stessa (e
comunque se la spuntassimo, sarebbe proprio una gran bella vittoria), ma
ci può consentire di riaprire il discorso
generale sulla controriforma pensionistica.
La rapina di
liquidazioni e pensioni non è inevitabile, anche se la nuova compagine
governativa, forse per non dispiacere agli interessi dei confederali,
non dà segni rassicuranti in tal senso.
Possiamo e dobbiamo,
tuttavia, riaprire la partita nella chiarezza degli obiettivi da
perseguire.
Dobbiamo ribadire il
nostro NO a qualsiasi aumento dell’età pensionabile e ai 40 anni di
contribuzione per andare in pensione (35 anni di contributi sono già
troppi); così come anche le finestre per accedere alla pensione devono
rimanere.
Urge rivendicare il
riallineamento automatico delle pensioni alla dinamica degli aumenti
salariali, per ribadire che la pensione non è pura elemosina
assistenziale per garantire la sussistenza, ma strumento per tutelare il
tenore di vita dei/delle lavoratori/trici.
Nel contempo dobbiamo
tendere a scardinare la controriforma Dini, che è il vero architrave su
cui si regge la demolizione della previdenza pubblica; per cui va
chiesto con forza il ripristino del sistema retributivo che è l’unica
garanzia per una pensione dignitosa e che, insieme al mantenimento e
rafforzamento del sistema a ripartizione, costituisce un importante
collante solidaristico tra i lavoratori vecchi e giovani.
Gli eventuali deficit
degli enti previdenziali vanno abbattuti con la separazione tra
previdenza e assistenza; recuperando l’ingente evasione contributiva;
cancellando tutte le forme di decontribuzione che ormai stanno divenendo
la norma nei nuovi contratti di assunzione o di trattenimento al lavoro
per chi già dovrebbe essere in pensione.
Bisogna lottare per
incrementare l’occupazione a tempo indeterminato che attualmente è molto
al di sotto della media europea, che porterà nuova linfa contributiva
agli enti previdenziali.
INVESTIRE
NEI FONDI PENSIONE SIGNIFICA SOTTRARRE RISORSE ALLA PREVIDENZA PUBBLICA,
NEGARE L’UNIVERSLITA’ DEL DIRITTO AD UNA PENSIONE PUBBLICA DIGNITOSA
DOPO UNA VITA DI SACRIFICI, CONCELLARE OGNI PRINCIPIO PREVIDENZIALE
SOLIDARISTICO, DIFFONDERE L’EGOISMO E LA COMPETITIVITA’ TRA I
LAVORATORI. INACCETTABILE!!!
COSTRUIAMO
UN MOVIMENTO DI MASSA INTECLASSISTA, DOCENTI-ATA-DIRIGENTI, PER LA
DIFESA DEL TFR/TFS, CONTRO LA TRUFFA POLITICA DEL SILENZIO-ASSENSO E
RIAPRIRE LA VERTENZA SULLA PENSIONE PUBBLICA.
VINCENZO SERVEDIO
( Segretario
Nazionale Generale) |